Il regista Josh Safdie ha finalmente confermato una voce che aveva circolato, riguardante un finale molto differente per il suo film 'Marty Supreme'. Quella che inizialmente sembrava una battuta del co-protagonista Kevin O'Leary, ovvero che il suo personaggio, Milton Rockwell, si sarebbe rivelato un vampiro, è stata adesso convalidata da Safdie stesso, gettando nuova luce sulle intenzioni creative dietro la pellicola. Questa rivelazione ha sorpreso molti, poiché l'idea di un elemento soprannaturale in un film incentrato sul tennis da tavolo era tutt'altro che scontata.
Questo finale scartato non era una semplice aggiunta, ma un epilogo dettagliato ambientato trent'anni dopo gli eventi principali, con un Timothée Chalamet invecchiato che assiste a un concerto dei Tears for Fears con la nipote, prima di essere morso da un vampiro O'Leary. Tale conclusione avrebbe conferito al film una dimensione inaspettata, unendo il dramma sportivo con il genere horror e un velo di nostalgia per gli anni '80, trasformando la percezione di quello che molti avevano interpretato come una metafora in una sorprendente realtà.
La Svolta Inattesa: Un Finale Vampiresco per Marty Supreme
Josh Safdie ha rivelato i dettagli di un finale radicalmente diverso per 'Marty Supreme', che avrebbe introdotto un elemento vampiresco, inizialmente suggerito da Kevin O'Leary. Questa concezione alternativa prevedeva che il personaggio di O'Leary, Milton Rockwell, si svelasse come un essere della notte, confermando una speculazione precedentemente ritenuta uno scherzo. Il regista ha spiegato che la scena finale, ambientata tre decenni dopo la trama principale, avrebbe mostrato un Timothée Chalamet, invecchiato a cinquant'anni, morso dal vampiro O'Leary durante un concerto dei Tears for Fears. Questa idea audace era stata concepita come un omaggio ironico al cinema degli anni '80, con l'intento di sorprendere il pubblico e dare un tocco di imprevedibilità alla narrazione.
L'idea del finale vampiresco era più di una semplice trovata: era profondamente legata a una battuta presente nel film, in cui Rockwell si confida con Marty, affermando di essere un vampiro e di aver assistito alla caduta di innumerevoli individui come lui. Sebbene questa affermazione fosse stata interpretata come una metafora del suo cinismo e della sua longevità nel mondo degli affari, Safdie intendeva darle un significato letterale. La A24, casa di produzione, non aveva accolto l'idea con entusiasmo, ma il regista era convinto che avrebbe aggiunto un livello di profondità e un inaspettato fascino al racconto. Il finale avrebbe mostrato Marty trasformare un modesto negozio di scarpe in un impero, diventando un uomo facoltoso, ma con un senso di insoddisfazione per non aver realizzato il suo vero potenziale, prima dell'incontro fatale con il vampiro, a simboleggiare forse l'eterno ciclo di successo e fallimento.
L'Eredità e il Destino di Marty: Tra Ricchezza e Morso di Vampiro
Il finale alternativo di 'Marty Supreme' concepito da Josh Safdie, benché scartato, offre uno sguardo affascinante sulla visione originale del regista per il destino del protagonista. Dopo gli eventi narrati nel film, Marty avrebbe intrapreso un percorso di successo imprenditoriale, trasformando un piccolo negozio di scarpe in una catena di successo, arricchendosi notevolmente e costruendo una vita familiare appagante lontano da New York. Tuttavia, il culmine di questa prosperità avrebbe avuto un'ombra inaspettata. Trent'anni dopo, il personaggio interpretato da Timothée Chalamet, ormai maturo, si sarebbe ritrovato a un concerto dei Tears for Fears con sua nipote, riflettendo sul suo passato e sul significato del suo successo, ma percependo un vuoto per non aver seguito la sua vera vocazione.
In questo contesto di riflessione, il passato soprannaturale avrebbe fatto prepotentemente ritorno. Kevin O'Leary, nel ruolo del vampiro Milton Rockwell, sarebbe apparso alle spalle di Marty, donandogli il morso fatale. Questo epilogo non solo avrebbe aggiunto un elemento di genere inaspettato, ma avrebbe anche trasformato la comprensione della battuta di Rockwell nel film, da metafora a presagio. L'intenzione di Safdie era quella di creare un finale che fosse allo stesso tempo ironico e nostalgico, un omaggio al cinema degli anni '80 e alla sua capacità di mescolare generi. La decisione di non procedere con questo finale, seppur compresa, lascia l'immaginazione del pubblico libera di fantasticare su un 'Marty Supreme' che avrebbe potuto essere molto diverso, unendo il realismo del dramma sportivo con l'inquietante fascino del soprannaturale.